Luci della ribalta
  • "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo"

  • 18.4.13
    Massimo Lopez, esempio di comicità garbata. Fu il primo ad imitare un Papa in tv: memorabile la sua imitazione di Giovanni Paolo II. A teatro porta in scena una carrellata di personaggi, dai politici ai cantanti. “Prima di imitare qualcuno – dice - devo entrare nella sua psicologia”

    È stato il primo ad imitare un Papa in tv. Irriverente sì, blasfemo mai. È forse questo il tratto peculiare di Massimo Lopez: una comicità lieve, mai volgare, a dispetto di chi crede che per far ridere si debba necessariamente essere cattivi. Un percorso artistico costellato da successi, dagli inizi con il Trio, accanto ad Anna Marchesini e Tullio Solenghi – con cui ha raggiunto la fama - alla carriera da solista. Passando per il teatro e molti programmi tv, compresa quella “Buona Domenica” in cui nacque il cangurotto: un personaggio da cartoon che Lopez – senza buonismi - trasformò in cinico e prepotente. Ovviamente irresistibile.

    “Entrare in studio e prendere a calci chiunque, in qualsiasi momento, è stata una grande libertà – ricorda Massimo Lopez -. Poteva venire anche il personaggio più importante del mondo, il cangurotto era avulso, prendeva a calci tutti”. Eppure non mancarono le critiche. Ma lui non rinnega il personaggio e ricorda con orgoglio la recensione di Maurizio Costanzo: “È la prima volta che si porta un po’ di sana cattiveria in televisione”. Se il pubblico ti premia, la critica dovrebbe avere il buonsenso di fare un passo indietro. Il consenso fu sorprendente. In un’epoca in cui la tv si trasforma e cede il passo al web, fa quasi impressione ricordare i dati auditel di quegli anni (1999-2000): nel segmento dedicato al cangurotto, “Buona Domenica” toccava il 44 per cento di share.

    Ed è solo una tappa della lunga strada che lo ha portato ad essere l’artista poliedrico che oggi conosciamo. Per scoprire chi è davvero Massimo Lopez bisognerebbe vedere il suo ultimo spettacolo “Varie-età”, dove si intersecano tutte le sue anime: imitatore, intrattenitore, cantante. Un titolo che è un gioco di parole a significare il varietà della tradizione che muta con il trascorrere degli anni: “Ho voluto portare in scena quel varietà che mi ha affascinato fin da quando ero piccolo – racconta - seguendolo nelle sue trasformazioni, ma senza una cronologia, saltando da un periodo all’altro, mescolando le tipologie”.

    Ecco allora che le imitazioni si alternano alla musica. Da una parte la comicità pura, dall’altra la passione per Frank Sinatra e il jazz. Non poteva mancare il suo cavallo di battaglia: l’imitazione di Giovanni Paolo II con cui – negli anni Ottanta - sorprese tutti. Fu subito un successo. Oggi fa parte del suo repertorio, perché in fondo anche in Vaticano sanno che di lui ci si può fidare: “Una volta ero in Piazza San Pietro – racconta Lopez - durante l’elezione di Papa Ratzinger. Ad un certo punto mi si è avvicinato un alto prelato che mi ha detto: ‘Lei è qui per studiare, vero?”. A dimostrazione che la comicità può essere brillante senza dover essere per forza offensiva. Durante lo spettacolo, ad un certo punto, entra in scena nella penombra e inizia a parlare con la solita eco e l’accento tedesco: “Cari fratelli e sorelle, sono scappato da Castel Gandolfo...”. Una frase innocua, ma detta al momento giusto, con il tono appropriato. Tanto basta a far venir giù il teatro con applausi e risate.

    Per stare al passo con i tempi, poteva forse mancare Papa Francesco? “Stiamo lavorando per voi”, dice Lopez in scena, spiegando che ha iniziato a studiare il nuovo Pontefice e presto ci regalerà la sua imitazione. Ma poi non resiste e accenna alla sua camminata spedita, all’accento sudamericano, all’atteggiamento “friendly” che si contrappone a quello più rigoroso di Ratzinger. Il risultato è uno sketch esilarante. “Per me quello che conta davvero in un’imitazione è la psicologia di un personaggio - dice Lopez -. Non è solo imitare la voce; devi conoscere bene una persona prima di riuscire a coglierne un aspetto particolare”. Gli riesce quasi naturale osservare qualcuno e individuare subito l’elemento che lo caratterizza. È così che nascono le sue imitazioni.

    Con la politica il discorso è diverso. Non si può prescindere dall’attualità e qui la battuta è sempre dietro l’angolo. Tra la crisi che morde e le ultime elezioni, Massimo Lopez ha praticamente dovuto improvvisare uno spettacolo ogni sera, cambiandolo man mano che lo scenario si evolveva. Punto fermo dello show il premier Monti e le sue soluzioni per uscire dalla crisi economica: “Usciremo da questa crisi. Sì, ne saremo fuori nel 2094. E ci rifaremo su di voi!”. La postura del professore è azzeccata, con quella spalla un po’ storta e la camminata rigida. E si ride di gusto quando parla di pensioni: “Ho pensato di suggerire al neo eletto di elevare l’età pensionabile a 103 anni”, dice in scena Lopez-Monti. “Ai primi 8 che prenderanno la pensione, la stessa verrà decurtata del 70 per cento. E agli ultimi tre verranno tolti i reni!”.

    E ancora Romano Prodi, Berlusconi e infine Bersani. L’imitazione del leader del Pd è particolarmente riuscita: “Una volta che vinco le elezioni... è successo di tutto: è arrivato un asteroide in Russia, il Papa si è dimesso e ne è arrivato un altro, il Presidente della Repubblica se ne va, c’è la Corea che minaccia il mondo, voglio dire... Sarò mica sfigato?!”.

    “In pratica bisogna cambiare copione quasi ogni sera – dice Lopez -. Questo è uno spettacolo che tu replichi ma non è mai lo stesso. C’è la base del copione e poi ci sono altri autori che scrivono, e gli altri autori sono il mondo: il mondo politico, il mondo ecclesiastico. Tutti scrivono e io prendo spunto per me”.

    “Varie-età” è reduce da una lunga tournée che ha riempito i teatri di mezza Italia. Si ride e c’è anche tanta musica con un’orchestra di 12 elementi: l’amato Sinatra con brani classici (da “My way” a “New York New York”) e altri da scoprire; e poi pezzi storici di Lelio Luttazzi, Nicola Arigliano, Nat King Cole, Eric Clapton. Oltre due ore di spettacolo, in cui Lopez si offre al suo pubblico con eleganza e signorilità. Ma anche con ironia. Nel suo saluto si cala ancora nei panni di Monti, immaginato come un novello Dracula, intento a succhiare il sangue degli italiani: “Ricordatevi che lunedì cominceranno i prelievi. Poi tornerò in Transilvania!”.


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