Luci della ribalta
  • "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo"

  • 1.4.13
    Scomparso a 74 anni Franco Califano, autore di successi indimenticabili, da “Minuetto” per Mia Martini, a “Una ragione di più” per Ornella Vanoni. “Tutto il resto è noia” il suo brano più famoso: manifesto esistenziale, simbolo di una vita scandita dagli eccessi. 
     
    “È la canzone che mi rappresenta di più” diceva Franco Califano quando parlava di “Tutto il resto è noia!”, brano considerato il suo manifesto esistenziale, simbolo di una vita spericolata, scandita dagli eccessi. Per tutti era "Er Califfo", ma molti dei suoi fan amavano chiamarlo “il Maestro”. Era nato nel 1938 durante un volo in aereo, sul cielo di Tripoli. Primo segno di una vita da romanzo. Se ne è andato ieri, all’età di 74 anni, nella sua casa di Acilia, alle porte di Roma, stroncato da una crisi respiratoria. Era malato da tempo.

    La villetta con piscina l’aveva presa in affitto. Lontani i fasti e gli abusi della vita spericolata, tra lusso, belle donne e rischiose abitudini, quando era un idolo per la Banda della Magliana. Aveva sperperato un patrimonio e, negli ultimi tempi, l’utilitaria aveva preso il posto della Ferrari. “Non ho mai messo soldi da parte perché quello che guadagnavo l’ho sempre speso tutto”, diceva. Nel 2010 arrivò a chiedere un sussidio allo Stato, previsto dalla legge Bacchelli per gli artisti indigenti. Sosteneva di non riuscire a vivere con i diritti d'autore che pure percepiva regolarmente. Era caduto per le scale, rompendosi tre vertebre, senza più la possibilità di fare serate. La depressione aveva fatto il resto. Eppure non aveva mai smesso di cantare.

    Pochi giorni fa si era esibito al teatro Sistina di Roma e continuava a scrivere canzoni. Quarant’anni di carriera e oltre venti album, firmando alcuni dei più bei titoli della canzone italiana, come “Minuetto”, “La musica è finita”, “Una ragione di più”, “E la chiamano estate”. Spesso sottovalutato perché non scriveva di politica, il Califfo lo sapeva e ne soffriva.

    Ha scritto per interpreti prestigiosi da Mia Martini a Ornella Vanoni, da Mina a Bruno Martino. Era il poeta che cantava le donne e le borgate romane, lui stesso caricava di romanesco la sua parlata ironica e disinvolta. Nelle interviste, nei suoi brani e soprattutto nelle sue poesie, monologhi che, tra il serio e il faceto, raccontavano drammi d’amore, intrisi di sesso.

    Tanti successi musicali romantici, anche se la sua resterà sempre l’immagine dello sciupafemmine, del macho col vizio della poesia. Bello come un attore di Hollywood, amava la bella vita e le belle donne: si era sposato una sola volta a 19 anni e dopo pochi mesi si era separato. Si vantava di aver amato 1500 donne e chi lo conosceva bene giura che è vero. Nel testo di “Io per le strade di quartiere” scriveva: “Io, mille donne, nessun cuore”, a sottolineare quel suo bisogno di libertà che aveva sempre inseguito con convinzione e che aveva anche cantato in “La mia libertà”: “Chi mi vuole prigioniero non lo sa che non c’è muro che mi stacchi dalla libertà/ Vivo la vita così alla giornata con quello che dà”. Strofe che intonate con la sua voce “malandata” – come la chiamava lui – acquistavano ancora più fascino.

    Autore di classici della canzone, interprete di successo, poeta, attore, ma anche protagonista delle cronache tra amicizie pericolose e perfino il carcere con un primo arresto nel 1970, coinvolto insieme a Walter Chiari in una vicenda di droga, e poi di nuovo nel 1983, accusato di possesso di stupefacenti di armi. Venne assolto in entrambi i processi.

    I suoi ultimi anni sono stati difficili, il fisico cominciava a cedere, la voce era incerta. Eppure era in piena attività artistica: sarebbe dovuto partire per un tour in alcune città italiane, un progetto di cui era entusiasta.

    Una vita vissuta sempre al limite, niente rimpianti, mai un passo indietro. Alla vigilia del suo settantesimo compleanno aveva detto: “Comincerò ad invecchiare cinque minuti prima di morire”. E forse è stato proprio così.


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