Luci della ribalta
  • "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo"

  • 11.2.13
    Film candidato agli Oscar 2013 con cinque nomination, fra cui quelle per miglior film e miglior sceneggiatura originale

    C’è una giovane donna dietro la caccia e poi l’uccisione di Osama bin Laden, il terrorista leader di Al Qaeda, responsabile degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti. Un particolare tenuto segreto per molto tempo. Poi l’uscita nelle sale del film “Zero Dark Thirty” – diretto dalla regista premio Oscar Kathryn Bigelow - ha svelato la verità. A prescindere da questa notizia, quello che sorprende è quanto la volontà di uno solo possa incidere sul risultato finale (guarda il trailer).

    Maya, giovane ufficiale della CIA, entra a far parte di un team selezionato che lavora in segreto per fermare gli attacchi terroristici islamici e soprattutto per eliminare Osama Bin Laden. Sembra solo una novellina, arrivata fresca e inesperta da Washington. Viene subito sottoposta al suo battesimo del fuoco: assistere ad un interrogatorio con pratiche di tortura. Vederla vacillare è solo un attimo: il suo obiettivo è avere più informazioni possibili e niente la fermerà, neanche un attentato alla sua vita.

    Il film è lungo due ore e quaranta minuti, troppi per qualcuno: quanto può durare la scena dell’irruzione nel bunker di bin Laden da parte dei Navy Seals? Senza scendere troppo nei particolari, diciamo solo che il momento action arriva alla fine ed è solo una minima parte, per altro girata in modo spettacolare, ma senza la fastidiosa enfasi di tante pellicole made in Usa. Questo non significa che il film sia un documentario di come si è arrivati a scovare il leader di Al Qaeda, anzi: siamo di fronte ad un raro esempio di grande cinema dove ritmo e tensione si alternano ai momenti di umanità, di vita vissuta da una donna che ha cancellato la propria esistenza a favore di un obiettivo che ha inseguito senza risparmiarsi.

    Il tempo scivola via grazie alla mano felice della Bigelow che non concede retorica, né altri ammiccamenti da cinema hollywoodiano. C’è precisione dei fatti, si intuisce un grande lavoro di documentazione, elementi in grado di andare a braccetto con la passione infusa dalla regista. Quello che ne esce fuori è una pellicola potente, che racconta 10 anni di ossessione dell’America e non solo. Un’ossessione che in questo caso viene incarnata alla perfezione da Jessica Chastain, una protagonista dura e ostinata, che pure riesce a regalare incredibili momenti di femminilità. Sarà stato forse questo a convincere i membri dell’Academy Award a candidarla al premio Oscar come migliore attrice. Tra le altre nominations per “Zero Dark Thirty” anche quella per il miglior film e la migliore sceneggiatura originale.

    Sorprende la mancata candidatura alla regia, un dettaglio che – stando ai veterani degli Oscar – metterebbe il film tra i non papabili per la vittoria: Kathryn Bigelow ha già vinto la statuetta nel 2010 per la regia di “The Hurt Locker” (ad oggi l’unica donna ad aver raggiunto questo importante riconoscimento). Come dire: non possiamo premiarla di nuovo, dopo così poco tempo. È successo altre volte in passato, anche con gli attori: nel 2001 Russell Crowe vinse l’Oscar come migliore attore per “Il Gladiatore”. Senz’altro una grande prova, ma niente se paragonata alla sua performance in “A beautiful mind” per cui fu candidato l’anno dopo: i giurati gli preferirono Denzel Washington, con qualche polemica.

    Ma l’Academy Award ci ha abituati a colpi di scena e capovolgimenti dell’ultima ora. Magari sapranno riconoscere la forza di “Zero Dark Thirty”, pur senza averne apprezzato troppo la regia. Ne riparleremo tra qualche giorno, “a bocce ferme” come si dice, dopo la consegna degli Oscar.


    È presente 1 commento

    Anonimo ha detto...

    Film molto bello! Assolutamente da vedere.

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